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Kameel Nasr: il giro del mondo in bicicletta

In sella a una bicicletta non si divertono e scoprono il mondo solo i bambini, chiunque, in qualsiasi momento della vita può farlo, pedalare è sinonimo di viaggio e avventura…
Pensate che viaggiare in bici sia una sciocchezza? Kameel Nasr ci ha girato il mondo, e,  in una esclusiva intervista, risponde alle domande sul suo incredibile viaggio…



E’ già un’eroica impresa percorrere qualche migliaio di chilometri a bordo di mezzi a motore, farlo con un noioso, problematico e lento mezzo di trasporto quale la bicicletta potrebbe sembrare un’impresa da folli.
Ma perché viaggiare in bicicletta? Perché essere in balia delle piogge e del gelo, del caldo asfissiante e della fatica? Non è meglio guidare la propria macchina o moto e andarsene in giro spensierati e riposati, godendo allo stesso modo delle meraviglie che il pianeta ha da offrire?
La risposta a questa domanda però è semplice: la peculiarità e la novità del viaggio in bici sta proprio nella lentezza del mezzo.
Mentre si viaggia ad alta velocità si perdono dettagli importanti del viaggio, non si assaporano pienamente i panorami perché non si ha il tempo, sfuggono perfino i pensieri… Viaggiare in silenzio, con lentezza e in balia delle intemperie, rende il viaggio un’avventura indimenticabile, e la fugacità della vita perde di potenza, rendendo il viaggiatore, in quei momenti immortale.
Kameel questo lo ha ben capito, e ha avuto la voglia e la forza di scoprire il mondo in una maniera tutta sua e profonda,ha visto il mondo vero, da vicino, metro dopo metro e prendendo il tempo che l’impresa richiedeva, è stato il viaggio a comandare il viaggio.


Kameel è un mix di culture differenti fin dalla nascita, nato in libano, da una famiglia di origini palestinesi, e cresciuto negli Stati Uniti, da dove un giorno ha lasciato tutto ed è partito, senza particolari pretese e con grosso spirito di adattamento, solo con la voglia di capire il mondo. Non ha portato con sé nemmeno l’attrezzatura minima per la cucina; ha viaggiato chiedendo ospitalità alla gente incontrata e mangiando il poco che i poveri avevano da offrire,  assaporando le tradizioni dei popoli e di chiunque incrociasse nel suo lungo viaggio, tra le guerre, i deserti e le più alte montagne.
L’argomento sicuramente vi avrà appassionato, e Kameel ha raccontato la sua esperienza nel libro “Il mondo da vicino: 60.000 Km in bicicletta”, vediamo però cosa dice solo a noi…

(A piè pagina troverete l'intervista in lingua originale
You'll find at the end of the page, the interview in original language.)



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Come è iniziato il viaggio?

Abitavo a Chicago, in una città grande come quella, è difficoltoso andare in bicicletta, perché si estende per chilometri, ma quando andavo nelle campagne circostanti e prendevo le strade più piccole, mi sentivo libero. Mi sono subito chiesto, segretamente, se avessi potuto viaggiare per il mondo.
Allora ero solo uno studente e avevo pochi soldi; partii per il mio primo viaggio, verso la California. Non sapevo bene cosa stessi facendo ma avrei sicuramente imparato dai miei errori, in compenso, ho capito che avrei potuto viaggiare solo con le mie forze.
In quel primo viaggio, percorsi le strade che gli Europei colonizzatori costruirono a metà ‘800. Ho avuto così un assaggio della vita prima dell’avvento dei motori.

Quali erano le tue intenzioni?

Volevo semplicemente vedere il mondo e la vita negli altri paesi, e la bicicletta era il mezzo più adatto allo scopo, visto che mi permetteva di avvicinarmi il più possibile alla gente e alla loro cultura.

Hai organizzato il viaggio o hai lasciato tutto al caso?

Entrambe le cose. Avevo un programma e alcune mappe – una grande quantità di mappe- ma bisogna adattarsi ai cambiamenti. La mia prima volta in India, per esempio, le mie intenzioni erano di andare a nord di Bombay, la stagione delle piogge purtroppo, durando più di quanto mi aspettassi, mi ha costretto a dirigermi verso sud.
Nei posti  che trovavo più interessanti, rimanevo più a lungo, dagli altri invece, mi allontanavo velocemente; se 25 Km/h possa definirsi velocemente…

Pedalare attorno al mondo è una sfida che chiunque può affrontare?

Bisogna, senza dubbio, essere in salute, è una sfida fisica soprattutto.
Partire in gruppo, in un posto specifico, è alla portata della maggior parte delle persone. Si possono comunque testare le proprie capacità di viaggiare in bici solamente facendo piccole escursioni; si può iniziare da 25 km e poi lavorarci su… Se si riesce a pedalare per 75 km, si può praticamente andare ovunque. Bisogna solo decidere se si vuole campeggiare o alloggiare in albergo, da questo dipende molto il tipo di equipaggiamento.

L’equipaggiamento è importante o basta essere in gamba?

Ci sono libri che illustrano l’equipaggiamento necessario, l’esperienza è però la miglior maestra.
Almeno qualcuno del gruppo dovrebbe avere delle minime conoscenze meccaniche del mezzo, e avere a portata di mano degli attrezzi.
Copertoni e camere d’aria di riserva sono sempre una buona idea, mentre l’abbigliamento è a discrezione. Dipende molto da dove si va e da quanto tempo si sta in giro. Se si va in Europa comunque, si può comprare tutto quello che si dimentica; se vai in Zambia, la storia è diversa.
Il cattivo tempo è un fattore che non si può prevedere –per questo bisogna essere flessibili.

Hai mai avuto paura?

Si, certamente, ma sono state molte più le volte che sono stato arrabbiato. Nel bel mezzo delle zone di guerra, sono stato circondato da gente con cattive intenzioni, ma, avendo vissuto in una grossa città degli Stati Uniti, ho sviluppato abilità di strada.
Cento volte di più della paura, sono state le volte, invece, che la gente ha dimostrato calore e  generosa ospitalità. La mia idea dell’umanità è positiva, ci preoccupiamo troppo dei criminali.
Bisogna stare attenti a viaggiare in zone poco sicure, perciò bisogna sempre dar retta ai suggerimenti dei governi. È inutile correre rischi inutili.

Quale è la persona che non dimenticherai mai?

Mi ricordo di così tante persone: quella famiglia in Bolivia che coltivava la terra aridissima, ma che era comunque felice, gli evangelisti in Messico che cercavano di salvare la mia anima, quel medico indiano completamente pitturato, ma che era comunque molto normale.
Sono stato con tante famiglie in tantissimi posti. Ho visto così tanta gente combattere per la sopravvivenza, ma in alcuni posti, specialmente in Africa, non c’è nessuna opportunità, non importa quanto determinati si è.

Oggi troveresti la stessa ospitalità?

Si. Ma nelle città è difficile trovare ospitalità, e purtroppo tutta la popolazione si sta spostando in esse.
La gente vuole conoscere il più possibile di strani viaggiatori e di come sono finiti in mezzo a loro come quei viaggiatori vogliono apprendere la loro cultura.
Forse ora, con internet, la gente è più informata su quello che c’è nelle altre parti del mondo, e quasi tutti ovunque hanno una TV, ma c’è sempre qualcosa di speciale nell’incontrarsi di persona nei paesini e nei piccoli villaggi.
Le città sono interessanti, ma stanno pian piano assomigliandosi sempre più; le differenze tra le strade e i negozi, tra i divertimenti di Roma e quelli attorno a me a Boston si stanno sempre più affievolendo.

Puoi dire qualcosa a chi vorrebbe intraprendere un viaggio come il tuo?

Come dicevo, ci sono tante guide sugli aspetti pratici dei viaggi in bici, e ci sono tantissime informazioni di tutte le parti del mondo. È bene leggere il più possibile al riguardo del posto in cui si andrà, questo renderà il viaggio più piacevole.
Viaggiare verso ovest, la solita direzione del vento.
In viaggio ogni chilo in più è un chilo che si deve spingere su per le salite.
Non c’è nessuna ragione particolare per cui si debbano usare copertoni larghi, a meno che non si sa già di andare fuori strada.
Bere molta acqua, ma soprattutto divertirsi.



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How did this travel started?

I was living in Chicago. It's difficult to bicycle in a big city, and cities like Chicago continue for kilometers, but when I bicycled into the countryside and hit the small roads, I found it a liberating experience. Right away I wondered, secretly, if I could travel the world. I was a student and had little money. I took my first long trip to California. I didn't know what I was doing and learned by my mistakes, but I saw that it was possible to travel by my own power. On that first trip, I went over some of the roads that the European settlers used for their colonization of America in the mid-1800s. It gave me a sense of life before the motorized world


Which were your intentions?

I wanted to see the world. I wanted to see life in other countries, and bicycle was the best medium to accomplish this since it brought me right up close to people and their culture.

Have you planned the trip or you let everything to chance?

Both. I had a plan of where to go and maps--a big stack of maps--but one has to be able to adapt and change. My first time in India, for example, I planned to go north from Bombay but the rainy season was longer than expected, so I went south. Some places felt interesting, and I spent more time there, while other places I rode by quickly, if 25 km/hr is quick.

Is Cycling around the world a challenge anybody could do?

A person has to be healthy, no doubt, because it is physically challenging. I think going with a group to a specific place is possible for most people. People can test their ability to travel by bicycle by taking rides. Beginners can start with a 25 km trip and work up. If you can pedal 75 km, you are able to travel to just about anywhere. You have to decide if you want to camp or stay in a hotel because that will effect the equipment you need to take.

Is the equipment important or are necessary just problem solving skills?

There are books about the equipment to take, but experience is the best judge. You or someone in the group should know basic repair skills and have tools. Extra tires and tubes are a good idea. Clothes are an individual decision. It really depends on where you're going and for how long. If you're riding in Europe, you can buy anything you forgot. If you're going to Zambia it's a different story. Bad weather is certainly a problem you cannot foresee--that is why you have to be flexible.

Have you ever been afraid?

Yes, of course, but I have been angry a lot more than afraid. I have been in the middle of war zones and been circled by fellows with ill intent, but I've lived in big U.S. cities and have developed street smarts. A hundred times more than fear has been the warm and generous hospitality that people have shown me. My impression of humanity is positive. We are much more caring than criminal. One should be cautious about traveling in areas of unrest. One should heed the warnings from one's government. One should not take a stupid risk.

Which is the person met in travel you’ll never forget?

I remember so many people, the family in Bolivia farming on arid land but being so happy, the evangelist in Mexico trying to save my soul, the painted-up medicine man in India who was really a normal person. I stayed with many families in many countries. I saw so many people struggling to make it through life. In some places, particularly Africa, there is no opportunity no matter how determined the people are.

Do you think you’d find, nowadays, the same hospitality?

Yes. But cities are not conducive to social gathering, and the population is shifting to cities. People want to know as much about the strange traveler that has come into their midst as I wanted to know about them. Perhaps now with the internet people know more about other parts of the world. Almost everyone everywhere has a TV, but there is something special about face to face meetings in small towns and villages.Bicycle travel is more for the countryside than staying in cities. Cities are interesting, but they are also becoming the same. The differences between the roads and the stores and the entertainment in Rome and around me in Boston are fading.

Can you say something to anyone who want to start a travel like your?

As I said, there are many good books on the practical aspects on bicycle touring, and there is a lot of information about different parts of the world. It is good to read as much as possible about the place you're going since it will make the journey much more enjoyable. Travel west, the usual direction of the wind. Travel light since every extra kg is a kg you have to push up a hill. There isn't any need to use fat tires unless you're planning to go off road. Drink lots of water and have fun.




Tutte le fotografie sono di proprietà di Kameel Nasr


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